Il D.lgs 14/2019 ha riformato la crisi di impresa, imponendo alle aziende, di tutti i tipi, di dotarsi di adeguati assetti organizzativi anche al fine di prevenire situazioni di crisi, che di fatto, impediscono la continuità aziendale. Il decreto che modifica la disciplina della crisi di impresa, ha portato alla ribalta, rendendolo ancora più attuale, il modello organizzativo ex D.Lgs 231/2001. Dal 2001 ad oggi, il legislatore si è preoccupato di inserire delle norme, di vocazione internazionale ed europea, volte ad autodisciplinare, o meglio, per costringere le imprese ad autoregolamentare la propria azione al fine di tutelare i terzi, cosiddetti “stakeholders”, che altro non sono che tutti colori che hanno un interesse, anche potenziale, verso l’impresa ed il suo agire “corretto”.  Gli scandali degli inizi degli anni 2000 (ENRON in America, ma anche in casa nostra non mancarono casi eclatanti – Prmalat – Cirio e simili).

La responsabilità degli enti, nonostante la legge sia vecchia di 19 anni, non è conosciuta ed applicata da moltissime realtà, vuoi per i costi, che ad essa si associano, sia per una scarsa cultura etica nella conduzione delle imprese. Le conseguenze, nei casi di commissione di reati presupposto, sono molto gravi, fino anche alla confisca dell’azienda, anche nei casi in cui, colui che commette il reato abbia patrimoni sproporzionati e non giustificabili.

Lo studio cosa potrebbe fare?

Lo studio del dott. Massimo Esposito da tempo si è indirizzato allo studio del controllo di gestione, sia in ottica economica finanziaria, con la nuova visione della Balance Scorecard (da ora in poi anche BSC), che unisce aspetti, prettamente quantitativi, ad aspetti qualitativi. In tale ottica abbiamo pensato di applicare lo schema della BSC al modello organizzativo della 231/2001, pensando al risultato finale, a cui tendono tutte le imprese, pensandolo nelle quattro prospettive della BSC.

Coloro che fossero interessati ci possono contattare per avere maggiori informazioni in merito.