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Criptovalute e impresa

Le imprese possono detenere criptovalute?

A livello professionale, ormai è dal 2017 che mi occupo di criptovalute, le mie oltre 1000 consulenze, hanno sempre riguardato le problematiche, per non dire la paura, delle persone fisiche rispetto alla tassazione delle criptovalute.

Poche persone hanno colto l’opportunità che hanno oggi le imprese di accettare criptovalute nell’ambito della propria attività.

Sono il dott. Massimo Esposito, Commercialista in Firenze, consulente specializzato nel mondo delle criptovalute, che negli anni ha risolto molte problematiche a tante persone, molti sono diventati amici e ci scambiamo esperienze nel settore.

Con questo articolo spero di farti riflettere sulle grosse opportunità che ti stai perdendo.

L’opportunità cripto per le imprese da non perdere

Spesso si parla di criptovalute in ambito privato, ossia, quando queste siano detenute da persone fisiche che agiscono privatamente.

In ambito di impresa? l’IFRS, che interpreta i principi contabili internazionali, nel suo ultimo appuntamento londinese del giugno 2019,  – su richiesta dello Iasb (International Accounting Standards Board) – si è espressa in merito al trattamento contabile da riservare a questi innovativi e sempre più diffusi asset digitali.

Criptovalute detenute dalle imprese perchè accettate come mezzo di pagamento

Le imprese possono avere criptovalute, essenzialmente per due motivi:

  • perchè le accettano come mezzo di pagamento;
  •  perchè sono oggetto proprio della loro attività.
Imprese che accettano criptovalute come mezzo di pagamento dei loro servizi o delle loro vendite

Nel 2009 lo IASB si è espresso nel qualificare le criptovalute, come rimanenze, qualora detenute per fini speculativi, ovvero perchè l’impresa, al pari del dollaro, le accetta come mezzo di pagamento.

Le ricadute nel bilancio, secondo anche quanto affermato dalla Banca d’Italia, nel marzo del 2019, sono rilevanti.

Lo Ias 2 stabilisce che le rimanenze vanno inizialmente iscritte in bilancio al costo e successivamente valutate al minore tra il costo ed il valore netto di realizzo.

La questione fondamentale è che a livello di prassi internazionale, le criptovalute non possono essere assimilate a valute estere e di conseguenza non possono essere ricomprese tra le liquidità.

Tu come accetti criptovalute come mezzo di pagamento? come le contabilizzi? come concili la contabilizzazione con l’interpretazione che l’Agenzia delle Entrate fa delle criptovalute? La corretta contabilizzazione è molto importante ed ha dei risvolti pesanti sul tuo bilancio, fai molta attenzione.

Conclusioni

In sintesi, dunque, dal paper Iasb-Ic emerge che gli attuali principi Ias/Ifrs non consentono di qualificare i crypto-asset come valuta o strumento finanziario.

Conclusione condivisibile ma in contrasto con le posizioni assunte, ai fini fiscali, dalle autorità domestiche (risoluzione 72/E/2016 e risposta n. 14/2018).

Come allora devi fare per contabilizzare le tue cripto?

La soluzione che ti consiglio è quella di contabilizzare le tue cripto, secondo la visione della prassi internazionale, quindi tra le rimanenze finali, secondo il cambio di fine anno. Se dalla contabilizzazione risulterà un differenziale positivo, in quanto il loro prezzo è salito, evidenzierai in bilancio, nel conto economico, un differenziale positivo, una sopravvenienza attiva (non un provento finanziario, perchè le criptovalute non sono strumenti finanziari, quindi nella voce A5 di bilancio, tra gli altri proventi. Se il differenziale sarà negativo, tra gli oneri diversi di gestione.

Fiscalmente se le differenze non sono realizzate, perchè le criptovalute sono ancora in tuo possesso alla fine dell’anno, ci sarà, a seconda dei casi, una variazione in diminuzione o in aumento.

Se invece non le hai più perchè vendute, non ci saranno tali variazioni.