Spesso si parla di criptovalute in ambito privato, ossia, quando queste siano detenute da persone fisiche che agiscono privatamente.

In ambito di impresa? secondo l’IFRS, che interpreta i principi contabili internazionali, nel suo ultimo appuntamento londinese del giugno 2019,  – su richiesta dello Iasb (International Accounting Standards Board) – si è espressa in merito al trattamento contabile da riservare a questi innovativi e sempre più diffusi asset digitali.

In tale occasione lo IASB si è espresso nel qualificare le criptovalute, come rimanenze, qualora detenute per fini speculativi, quindi, ad esempio,  per gli exchange o fornitori di servizi wallet, quindi rientranti nell’ambito dello IAS 2, ovvero, immobilizzazioni immateriali, secondo lo IAS 38. In tale occasione è stata esclusa, categoricamente, l’assimilazione delle criptovalute a valute estere.

Le ricadute nel bilancio, secondo anche questo affermo la Banca d’Italia, nel marzo del 2019,  la diversità di scelta nella classificazione contabile ha riflessi sul criterio di valutazione e, conseguentemente, sulla rappresentazione in bilancio. Infatti, lo Ias 38 consente la scelta tra la valutazione al costo (al netto di ammortamenti e eventuali perdite di valore accumulate), oppure al fair value (solo per attività con mercato attivo, con variazioni di valore rilevate in una riserva di patrimonio netto e non a conto economico). Secondo lo Ias 2, le rimanenze vanno inizialmente iscritte in bilancio al costo e successivamente valutate al minore tra il costo e il valore netto di realizzo, fatta eccezione per i broker-traders, per i quali è ammessa la valutazione al fair value al netto dei costi di vendita, con rilevazione delle variazioni di valore a conto economico.

In sintesi, dunque, dal paper Iasb-Ic emerge che gli attuali principi Ias/Ifrs non consentono di qualificare i crypto-asset come valuta o strumento finanziario. Conclusione condivisibile ma in contrasto con le posizioni assunte, ai fini fiscali, dalle autorità domestiche ed europee: nelle poche pronunce ufficiali dell’agenzia delle Entrate (risoluzione 72/E/2016 e risposta n. 14/2018), le criptovalute sono state infatti assimilate dal punto di vista fiscale a valute estere, sulla scia della sentenza 22 ottobre 2015, Causa C-264/14 della Corte di giustizia Ue. In un quadro normativo in continuo divenire le ultime istruzioni contabili spingono dunque a nuove riflessioni in merito al trattamento fiscale che le società detentrici di criptovalute devono applicare.

Lo studio può dare supporto a quanti volessero intraprendere l’attività di impresa in ambito critptovalute.