Oggi, come nel 2017, ogni giorno sentiamo qualcuno che ci parla di criptovalute, “hai visto il bitcoin ha raggiunto 30mila dollari…….., ma secondo te è una truffa…… ma ci devo pagare le tasse…”. Molti si sono avvicinati al mondo della criptovalute e spesso mi chiamano persone per ricevere una consulenza fiscale sulle criptovalute: dottore, ho delle criptovalute ma non sapevo che dovevo dichiararle. Ci devo pagare la tasse? sono un evasore? Altri invece, ma dottore queste criptovalute non sono usate per commettere illeciti? sono sicure? se poi mi denunciano? Insomma la curiosità è tanta, la non conoscenza, in alcuni casi di più.

Iniziamo con il dire che il Bitcoin, come altre criptovalute, non sono i “soldi” dei delinquenti, che sono rappresentazione di valore, non garantiti da banche, ma da soggetti terzi. Ma cosa vuol dire? Bha, io azzarderei che il valore delle criptovalute risiede nella fiducia che riescono a infondere nei soggetti, tanto da spingerli, volontariamente, ad utilizzarli, detenerli per diversi fini, speculativi, investimento, utility per accedere a servizi vari.

L’idea della criptovaluta nasce con il movimento dei Cypherpunk, un gruppo di attivisti libertari che verso la fine degli anni ’80 avevano l’obiettivo di tutelare e migliorare la privacy di ciascun individuo attraverso l’utilizzo della crittografia. Agli inizi degli anni novanta, il movimento comunicava grazie a delle mailing list criptate.

Una tappa fondamentale, nella creazione di Bitcoin, la più celebre delle criptovalute, fu la realizzazione di Hashcash.

L’hashcash è un sistema inventato da Adam Back nel 1997 come metodo per limitare l’e-mail spam.

Nel novembre del 1998, Wei Dai, un ingegnere informatico, pubblicò un’articolo nel quale descrisse la sua idea di criptovaluta, il “b-money. Questa “moneta virtuale”,  anonima e distribuita, permetteva ad ogni aderente di mantenere un database separato. All’interno del documento pubblicato sulla mailing list dei Cypherpunks, l’ingegnere propose due protocolli: il primo, consentiva ad ogni aderente di mantenere un database separato, contenente la quantità nominale di denaro appartenente all’utente stesso; il secondo, con una variante rispetto al primo sistema, delegava il conteggio dell’ammontare di denaro, posseduto da ciascun utente, a un sottoinsieme di partecipanti, che attraverso un incentivo economico (basato sulla teoria dei giochi), fossero motivati a comportarsi in maniera onesta.

Se la storia della criptovaluta ti interessa e ti mantiene vivo l’interesse, non perderti la seconda parte del racconto.