Le richieste di informazioni dell’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute stanno arrivando.
Non si tratta più di un rischio teorico o di qualcosa che potrebbe accadere tra qualche anno.
Studio ME Commercialisti sta attualmente gestendo circa venti casi in Italia relativi a contribuenti interessati da richieste di informazioni e controlli fiscali sulle cripto-attività.
In molti casi si tratta di persone che hanno acquistato Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute negli anni passati, utilizzato exchange esteri, trasferito crypto su wallet personali oppure effettuato operazioni di staking, DeFi e conversioni senza avere una ricostruzione fiscale completa delle proprie attività.
Per anni molti investitori hanno rimandato il problema.
Oggi questo approccio è diventato molto più rischioso.
Se avete criptovalute non dichiarate, se non avete compilato correttamente il quadro RW o gli altri quadri fiscali interessati, oppure semplicemente non siete sicuri di aver gestito correttamente gli anni precedenti, il momento migliore per controllare e regolarizzare la vostra posizione è prima che arrivi una richiesta dell’Agenzia delle Entrate.
Perché quando la lettera arriva, tutto diventa più complesso.
Avete ricevuto una lettera dell’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute?
La prima cosa da fare è semplice:
non rispondere in maniera frettolosa.
Una richiesta relativa alle criptovalute può coinvolgere diversi anni di operazioni, più exchange, wallet personali, movimenti bancari e migliaia di transazioni.
Inviare immediatamente CSV, screenshot, estratti conto o spiegazioni non coordinate tra loro può rendere la situazione ancora più difficile da ricostruire.
Prima di predisporre una risposta è necessario capire:
- quali anni sono interessati;
- quali exchange sono stati utilizzati;
- quali wallet appartengono al contribuente;
- quali operazioni sono state effettuate;
- quali dichiarazioni fiscali sono state presentate;
- se esistono omissioni o errori;
- quali movimentazioni sono fiscalmente rilevanti;
- quali documenti possono supportare la ricostruzione.
La risposta all’Agenzia delle Entrate dovrebbe essere il risultato finale di una ricostruzione.
Non il punto di partenza.
Cosa può chiedere l’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute?
Quando viene avviato un controllo sulle cripto-attività, può diventare necessario ricostruire una quantità considerevole di informazioni.
Tra i documenti e i dati che possono risultare rilevanti troviamo:
Exchange utilizzati
Occorre ricostruire tutti gli exchange utilizzati negli anni, anche quelli non più attivi o sui quali non sono più presenti criptovalute.
Ad esempio:
- Binance;
- Coinbase;
- Kraken;
- Crypto.com;
- Bitstamp;
- Bitpanda;
- altri exchange italiani o esteri.
Per ogni piattaforma possono essere necessari CSV, report delle operazioni, depositi, prelievi, trade e conversioni.
Wallet personali
L’utilizzo di un wallet personale non rende automaticamente irrilevanti le operazioni.
Può essere necessario identificare:
- wallet utilizzati;
- indirizzi pubblici;
- blockchain interessate;
- trasferimenti tra exchange e wallet;
- trasferimenti tra wallet appartenenti allo stesso soggetto.
Transaction hash
Per le situazioni più complesse, la ricostruzione deve arrivare fino alle singole operazioni on-chain.
Il transaction hash permette di collegare una determinata transazione alla blockchain sulla quale è stata registrata.
È un elemento particolarmente importante quando bisogna dimostrare che un movimento rappresentava, ad esempio, un semplice trasferimento tra due wallet dello stesso contribuente e non una vendita.
Movimenti bancari
Devono inoltre essere riconciliati:
- bonifici verso gli exchange;
- bonifici ricevuti dagli exchange;
- acquisti tramite carta;
- prelievi;
- rientri di capitale in euro.
Una corretta ricostruzione fiscale delle criptovalute non può prescindere dal collegamento tra movimentazioni bancarie, exchange e blockchain.
Il Fisco può sapere che possiedo criptovalute?
Una delle convinzioni più diffuse negli anni passati era che le criptovalute fossero sostanzialmente invisibili al Fisco.
Oggi ragionare in questo modo è estremamente rischioso.
Molti exchange applicano procedure di identificazione del cliente.
I movimenti da e verso gli exchange possono lasciare traccia sul sistema bancario.
Le blockchain pubbliche conservano lo storico delle transazioni.
E gli strumenti utilizzati per analizzare le movimentazioni on-chain sono diventati progressivamente più evoluti.
La vera domanda, quindi, non dovrebbe più essere:
“Il Fisco riuscirà a sapere che possiedo criptovalute?”
La domanda dovrebbe essere:
“Se oggi dovessi ricostruire cinque o sei anni di operazioni crypto, riuscirei a spiegare e documentare tutto?”
Per molti investitori la risposta è no.
Ed è esattamente questo il problema.
Non ho ancora ricevuto nessuna lettera: devo preoccuparmi?
È una delle frasi che sentiamo più frequentemente:
“A me non è arrivato nulla.”
Non aver ricevuto una richiesta dell’Agenzia delle Entrate è certamente meglio che averla ricevuta.
Ma attenzione.
Non avere ancora ricevuto una lettera non significa automaticamente che la propria posizione fiscale sia corretta.
Significa semplicemente che, fino a questo momento, non è arrivata una richiesta.
Se sapete di aver detenuto criptovalute senza aver verificato gli obblighi fiscali degli anni precedenti, quello attuale può essere il momento più importante per intervenire.
Perché c’è una differenza sostanziale tra:
regolarizzare spontaneamente una situazione che avete già ricostruito
e
dover ricostruire la stessa situazione dopo aver ricevuto una richiesta dell’Agenzia delle Entrate.
Nel primo caso potete raccogliere i documenti, recuperare i CSV, verificare i wallet e analizzare con attenzione le annualità interessate.
Nel secondo caso dovete fare tutto questo mentre esiste già una richiesta dell’Amministrazione finanziaria da gestire.
La regolarizzazione crypto non è più qualcosa da rimandare
Per molti anni abbiamo incontrato contribuenti che dicevano:
“Sistemerò le criptovalute più avanti.”
Oppure:
“Aspetto di vendere.”
Oppure ancora:
“Finché non mi arriva niente, non faccio nulla.”
Oggi questo ragionamento espone a rischi sempre maggiori.
La quantità di informazioni disponibili sulle cripto-attività sta aumentando e il sistema fiscale europeo si sta muovendo verso una maggiore condivisione dei dati.
Chi sa già di avere una posizione non corretta dovrebbe quindi considerare la regolarizzazione non più come una scelta da rinviare, ma come un problema da affrontare.
Soprattutto prima che sia l’Agenzia delle Entrate a porre le domande.
Hai criptovalute non dichiarate? Verifica la tua posizione prima che arrivi una richiesta
Se hai dubbi sulla tua situazione fiscale crypto, intervenire prima permette di affrontare il problema con maggiore ordine.
Studio ME Commercialisti assiste contribuenti in tutta Italia nella:
- ricostruzione delle movimentazioni crypto;
- analisi degli exchange utilizzati;
- ricostruzione dei wallet;
- analisi delle transazioni on-chain;
- riconciliazione di transaction hash e indirizzi pubblici;
- verifica delle dichiarazioni fiscali degli anni precedenti;
- individuazione di eventuali omissioni;
- determinazione dei redditi derivanti dalle cripto-attività;
- verifica degli obblighi di monitoraggio fiscale;
- regolarizzazione delle annualità pregresse;
- gestione delle richieste dell’Agenzia delle Entrate.
Se sai di avere criptovalute non dichiarate o non sei certo che le dichiarazioni degli anni precedenti siano corrette, non aspettare che arrivi una lettera.
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Perché un controllo fiscale sulle criptovalute può diventare molto complesso
Una posizione apparentemente semplice può nascondere una ricostruzione estremamente articolata.
Immaginiamo un contribuente che negli ultimi sei anni abbia utilizzato:
- Binance;
- Coinbase;
- Kraken;
- MetaMask;
- Ledger;
- Ethereum;
- Polygon;
- Arbitrum;
- protocolli DeFi;
- staking;
- liquidity pool.
Potrebbero esistere migliaia di movimenti.
Ma non tutti quei movimenti sono fiscalmente equivalenti.
Un trasferimento tra due wallet dello stesso contribuente è diverso da una cessione.
Uno swap è diverso da un semplice trasferimento.
Un reward deve essere distinto dal capitale originariamente investito.
Un deposito fiat deve essere collegato all’acquisto corrispondente.
Un prelievo da un exchange deve essere riconciliato con l’eventuale wallet di destinazione.
Per questo un software fiscale, da solo, non risolve necessariamente il problema.
Prima occorre verificare che i dati forniti al software rappresentino correttamente ciò che è realmente accaduto.
Ricostruire prima, dichiarare dopo
Questo è uno dei principi più importanti nella gestione fiscale delle criptovalute:
prima si ricostruiscono le operazioni, poi si determina il trattamento fiscale.
Fare il contrario può portare a risultati completamente sbagliati.
Una ricostruzione professionale dovrebbe consentire di identificare:
- data della transazione;
- exchange o wallet interessato;
- cripto-attività movimentata;
- quantità;
- valore;
- tipologia dell’operazione;
- transaction hash, quando disponibile;
- indirizzo pubblico di provenienza;
- indirizzo pubblico di destinazione;
- eventuale controparte;
- rilevanza fiscale;
- documentazione a supporto.
Questo permette non soltanto di elaborare i dati fiscali, ma anche di creare una traccia documentale utilizzabile in caso di controllo.
Abbiamo ricevuto una richiesta: posso ancora regolarizzare?
Non esiste una risposta identica per tutti.
Occorre prima capire che tipo di comunicazione è stata ricevuta e in quale fase si trova l’attività dell’Amministrazione finanziaria.
È quindi importante non utilizzare automaticamente procedure o soluzioni lette online senza aver analizzato la posizione concreta.
L’arrivo di una comunicazione può modificare sensibilmente le modalità con cui è possibile affrontare le annualità interessate.
Ed è proprio per questo che il momento migliore per analizzare una posizione fiscale crypto resta prima del controllo.
Dott. Massimo Esposito: assistenza per controlli fiscali e criptovalute
Studio ME Commercialisti si occupa in maniera specifica di fiscalità delle criptovalute e ricostruzione delle movimentazioni crypto.
Attualmente stiamo gestendo circa venti casi in Italia relativi a richieste e controlli sulle cripto-attività.
L’esperienza maturata su queste posizioni evidenzia un elemento ricorrente:
il problema raramente riguarda una sola transazione.
Molto più spesso bisogna ricostruire diversi anni di attività, collegando tra loro:
exchange → wallet → blockchain → banca → dichiarazioni fiscali.
Ed è proprio questa ricostruzione che consente di comprendere quale sia realmente la posizione fiscale del contribuente.
Quando è consigliabile rivolgersi a un commercialista esperto in criptovalute?
È consigliabile effettuare una verifica se:
- possedete criptovalute da diversi anni;
- non avete mai compilato il quadro RW o gli altri quadri fiscali interessati;
- avete iniziato a dichiarare le crypto soltanto recentemente;
- avete utilizzato exchange esteri;
- avete più wallet;
- avete fatto staking;
- avete operato nella DeFi;
- avete utilizzato bridge;
- avete ricevuto reward o airdrop;
- avete effettuato numerose conversioni tra criptovalute;
- non riuscite più a ricostruire il capitale inizialmente investito;
- avete perso alcuni CSV degli exchange;
- i dati dei software crypto non coincidono;
- avete ricevuto una richiesta di informazioni dall’Agenzia delle Entrate.
In tutti questi casi è opportuno evitare soluzioni improvvisate.
Domande frequenti sui controlli fiscali delle criptovalute
Ho ricevuto una lettera dell’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute: cosa devo fare?
È consigliabile far analizzare la comunicazione prima di predisporre la risposta. Occorre capire quali informazioni vengono richieste, quali annualità sono coinvolte e se i dati presenti su exchange e wallet sono coerenti con le dichiarazioni fiscali già presentate.
Devo inviare subito i CSV degli exchange?
Non necessariamente. Prima è opportuno verificare il contenuto dei file e ricostruire correttamente le operazioni. Un CSV può contenere migliaia di movimenti che, senza un’adeguata riconciliazione, possono essere difficili da interpretare correttamente.
L’Agenzia delle Entrate può sapere che utilizzo Binance o altri exchange?
I controlli sulle cripto-attività possono basarsi su diverse fonti informative. Per questo non è prudente fondare la propria strategia fiscale sull’idea che un exchange o un wallet non possano essere collegati al contribuente.
Un wallet personale è anonimo?
Un indirizzo blockchain non contiene direttamente nome e cognome. Tuttavia le transazioni possono essere analizzate e i collegamenti con exchange, procedure KYC, trasferimenti bancari o altri wallet possono contribuire alla ricostruzione della posizione.
Posso regolarizzare criptovalute non dichiarate?
In molti casi è possibile intervenire sulle annualità precedenti, ma occorre verificare la posizione concreta, le dichiarazioni presentate, gli anni interessati e l’eventuale presenza di attività di controllo già avviate.
Posso sistemare le criptovalute semplicemente compilando il quadro RW?
Non sempre. Se esistono diversi anni di movimentazioni, prima bisogna ricostruire correttamente exchange, wallet, trasferimenti, acquisti, vendite e altre operazioni. Solo successivamente può essere determinato il corretto trattamento dichiarativo e fiscale.
Quale commercialista scegliere per una lettera dell’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute?
È consigliabile rivolgersi a un commercialista che conosca non soltanto la normativa fiscale, ma anche il funzionamento concreto di exchange, wallet, blockchain e software di ricostruzione delle transazioni.
Studio ME Commercialisti segue clienti in tutta Italia?
Sì. Studio ME Commercialisti assiste contribuenti in tutta Italia per la ricostruzione delle cripto-attività, la regolarizzazione fiscale e la gestione delle richieste dell’Agenzia delle Entrate.
Non aspettare che sia l’Agenzia delle Entrate a chiederti di ricostruire le tue criptovalute
Se avete una posizione crypto sviluppatasi negli anni e non siete certi che sia stata dichiarata correttamente, aspettare non rende la situazione più semplice.
Al contrario, con il passare del tempo può diventare più difficile:
- recuperare i vecchi CSV;
- accedere agli exchange non più utilizzati;
- ricostruire wallet dimenticati;
- individuare trasferimenti tra wallet;
- riconciliare migliaia di transazioni;
- ricostruire correttamente il costo delle cripto-attività;
- documentare operazioni effettuate anni prima.
Se non avete ancora ricevuto una richiesta dell’Agenzia delle Entrate, utilizzate questo vantaggio.
Verificate oggi la posizione.
Se invece una comunicazione è già arrivata, è importante analizzarla prima di rispondere.
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Analizzeremo la situazione, la documentazione disponibile e gli anni interessati per individuare il percorso più appropriato per la vostra posizione fiscale crypto.
Dott. Massimo Esposito – Commercialista per criptovalute, regolarizzazioni e controlli dell’Agenzia delle Entrate.
