Le truffe sulle criptovalute hanno un nuovo copione: false email che usano il nome e il logo dell’Agenzia delle Entrate per chiedere una presunta “dichiarazione di possesso di cripto-asset”. L’Agenzia ha segnalato la campagna con l’avviso del 22 giugno 2026 e si è dichiarata totalmente estranea a questi messaggi. Vediamo quindi come funziona il raggiro, come riconoscerlo e cosa fare.
In breve:
- Dal giugno 2026 circolano false email a nome dell’Agenzia delle Entrate su un finto obbligo di dichiarare i cripto-asset entro una scadenza imminente.
- Il link porta a un sito clone che raccoglie codice fiscale, telefono e dati su wallet ed exchange, oppure su banca e saldo del conto.
- Poi compare un falso allarme: accertamento “automatico” e “blocco cautelativo” degli asset, con l’invito a chiamare un finto “Ufficio Verifiche”.
- L’Agenzia raccomanda di cestinare il messaggio, di non cliccare sui link e di non fornire alcun dato.
- Le cripto-attività si dichiarano soltanto nella dichiarazione dei redditi, mai tramite moduli ricevuti via email.

Truffe criptovalute: cosa segnala l’avviso dell’Agenzia delle Entrate
Il 22 giugno 2026 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un avviso su una nuova campagna di phishing. I messaggi riproducono loghi e grafica istituzionale e parlano di una presunta obbligatorietà della dichiarazione di possesso di cripto-asset digitali. Inoltre richiamano una scadenza ravvicinata, per mettere fretta al destinatario.
L’obiettivo è duplice. Da un lato i truffatori raccolgono dati personali e patrimoniali. Dall’altro portano la vittima al telefono, dove il raggiro prosegue a voce: è il cosiddetto vishing. Per questo motivo si tratta di una delle truffe online a tema cripto più insidiose degli ultimi mesi.
Come funziona la truffa, passo per passo
- L’email. Arriva un messaggio che sembra provenire dall’Agenzia e invita a regolarizzare la posizione sui cripto-asset tramite un link.
- Il sito clone. La pagina imita il portale istituzionale. Chiede codice fiscale e numero di telefono e mostra una finta “verifica patrimoniale” in sospeso.
- Il questionario. Il modulo domanda se utilizzi wallet o exchange. Se rispondi di sì, chiede dettagli sui wallet, date dei depositi e valore delle cripto. Se rispondi di no, chiede invece la banca e il saldo del conto corrente.
- Il falso allarme. Dopo l’invio compare un errore simulato. Il sito avverte dell’emissione automatica di un avviso di accertamento e di un “blocco cautelativo degli asset”.
- La telefonata. Infine la pagina invita a chiamare un sedicente “Ufficio Verifiche di Milano”. È qui che i truffatori provano a chiudere il raggiro.
Il pericolo è evidente. Con quei dati i truffatori sanno chi possiede cripto, quante ne ha e dove le tiene. Hanno inoltre un numero di telefono per ricontattare la vittima con un pretesto credibile. Di conseguenza anche la sola compilazione del modulo espone a tentativi successivi, più mirati.
Come riconoscere una falsa comunicazione del Fisco sulle cripto
Alcuni segnali ricorrono in quasi tutte le truffe sulle criptovalute costruite a nome del Fisco:
- urgenza: scadenze imminenti e toni allarmistici;
- link sospetti: l’indirizzo del sito non è agenziaentrate.gov.it;
- dati patrimoniali: il modulo chiede wallet, exchange, saldi o dati bancari;
- minacce: accertamenti “automatici” e blocchi “cautelativi” immediati;
- telefono: un numero da richiamare che non compare sul sito istituzionale;
- mittente: un indirizzo email estraneo ai domini dell’Agenzia.
Soprattutto, non esiste alcuna “dichiarazione di possesso di cripto-asset” da inviare con un modulo web. Le cripto-attività si indicano nella dichiarazione dei redditi: nel quadro RW per il monitoraggio e per l’imposta sul valore (IVCA), nel quadro RT per le plusvalenze. Per approfondire, leggi la nostra guida alla dichiarazione RW delle cripto.
Come arrivano le vere comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate
I controlli veri sulle cripto-attività esistono, e sono in aumento. Tuttavia seguono canali formali. Lettere di compliance, inviti e questionari arrivano tramite PEC o raccomandata. Riportano l’ufficio emittente, il numero di protocollo e i riferimenti del procedimento. Non contengono mai link a moduli in cui inserire saldi, dati dei wallet o credenziali.
Perciò la regola è semplice: una truffa si cestina, un atto vero no. Se hai ricevuto una comunicazione autentica, trovi qui cosa fare con una lettera dell’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute e come si svolgono i controlli sulle criptovalute. In caso di dubbio, fai verificare il documento prima di rispondere.
Cosa fare se ricevi una di queste email
Se hai solo ricevuto il messaggio
Segui le indicazioni dell’Agenzia: non cliccare sui link, non scaricare allegati, non fornire dati e non chiamare i numeri indicati. Poi cestina l’email. Per verificare l’autenticità di una comunicazione puoi consultare la pagina Focus sul phishing, usare i contatti pubblicati sul portale istituzionale oppure rivolgerti all’ufficio territorialmente competente.
Se hai inserito i dati o chiamato il numero
- Interrompi ogni contatto e non eseguire pagamenti o trasferimenti di cripto.
- Avvisa subito la tua banca e controlla i movimenti di conto e carte.
- Cambia le password di email ed exchange e attiva l’autenticazione a due fattori.
- Se hai rivelato la seed phrase o le chiavi private, sposta immediatamente i fondi su un nuovo wallet.
- Presenta denuncia alla Polizia Postale e conserva email, screenshot e numeri di telefono.
- Diffida di chi, nei giorni successivi, ti promette il “recupero” dei fondi: spesso è una seconda truffa.
Le altre truffe online a tema criptovalute più diffuse
Il falso Fisco è soltanto una delle varianti. In studio incontriamo spesso anche questi schemi:
- falso supporto tecnico di wallet o exchange, che chiede la seed phrase;
- piattaforme di trading fasulle, con rendimenti garantiti e prelievi impossibili;
- recovery scam: finti consulenti che promettono di recuperare cripto perse dietro anticipo;
- falsi airdrop e siti che fanno firmare transazioni capaci di svuotare il wallet;
- address poisoning: indirizzi quasi identici a quelli abituali, inseriti nella cronologia per indurre in errore.
In tutti i casi vale la stessa regola: nessun soggetto legittimo chiede la seed phrase, e il Fisco non chiede pagamenti in criptovalute. Per proteggerti meglio, leggi anche l’articolo sull’autocustodia delle criptovalute.
Truffe sulle criptovalute e fisco: perché la documentazione conta
Chi subisce una truffa deve documentare tutto: denuncia, date, importi, indirizzi e identificativi delle transazioni. Questi elementi servono infatti anche sul piano fiscale. Permettono di ricostruire correttamente il quadro RW e il costo fiscale delle cripto residue. Inoltre aiutano a rispondere a eventuali richieste dell’Ufficio.
Ogni situazione va comunque valutata caso per caso. Se vuoi mettere in ordine la tua posizione, un commercialista esperto di criptovalute può affiancarti nella ricostruzione e nella dichiarazione.
Domande frequenti sulle truffe criptovalute a nome del Fisco
No. Con l’avviso del 22 giugno 2026 l’Agenzia delle Entrate si è dichiarata totalmente estranea alle email che chiedono una “dichiarazione di possesso di cripto-asset”. Le cripto-attività si indicano nella dichiarazione dei redditi, non in moduli raggiunti da un link ricevuto per email.
I segnali tipici sono: scadenze urgenti, link a siti diversi da agenziaentrate.gov.it, moduli che chiedono dati su wallet, exchange o saldi bancari, minacce di accertamenti automatici o di blocco degli asset e l’invito a chiamare un numero di telefono indicato nel messaggio.
Interrompi ogni contatto e non eseguire pagamenti o trasferimenti. Avvisa la tua banca, cambia le password di email ed exchange attivando l’autenticazione a due fattori e presenta denuncia alla Polizia Postale conservando email e screenshot. Se hai rivelato la seed phrase, sposta subito i fondi su un nuovo wallet.
Lettere di compliance, inviti e questionari arrivano tramite PEC o raccomandata e riportano ufficio emittente, numero di protocollo e riferimenti del procedimento. Non contengono link a moduli online in cui inserire saldi, dati dei wallet o credenziali.
Nella dichiarazione dei redditi: nel quadro RW per il monitoraggio e per l’imposta sul valore delle cripto-attività (IVCA) e nel quadro RT per le eventuali plusvalenze. Non esiste una dichiarazione separata da inviare tramite siti o moduli ricevuti via email.
In sintesi
Le truffe sulle criptovalute a nome del Fisco fanno leva su fretta e paura. Tuttavia bastano poche regole per difendersi: non cliccare, non compilare, non chiamare. Le cripto-attività si dichiarano soltanto nella dichiarazione dei redditi. E se arriva un atto autentico, conviene farlo esaminare subito da un professionista.
Fonti: Agenzia delle Entrate, avviso del 22 giugno 2026 e pagina Focus sul phishing.
Autore: Dott. Massimo Esposito, Dottore Commercialista e Revisore Legale iscritto all’ODCEC di Firenze (n. 1722/A), con oltre 9 anni di esperienza nella fiscalità delle cripto-attività. Presidente di Bitcoin Social Forum APS ETS.
Hai ricevuto una comunicazione sulle tue cripto e non sai se è autentica?
Verifica dell’atto, quadro RW, IVCA, plusvalenze e risposta all’Ufficio: il Dott. Massimo Esposito ti affianca con oltre 9 anni di esperienza nella fiscalità delle cripto-attività.
